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29/9/2020

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Forse troppo tardi il ministero della salute ha iniziato una campagna di marketing “aggressiva” per incentivare gli italiani non solo a scaricare, ma soprattutto ad utilizzare l’app Immuni.
Questa applicazione nasce in un momento nel quale l’Italia era in fase di uscita dall’emergenza Covid-19, sebbene fosse stata pensata in piena crisi, ed ha sofferto sicuramente di una campagna di marketing sbagliata e di una disinformazione che ha invece approfittato della paura delle persone sul rispetto della propria privacy per trasformare una crisi in campagna politica.

Inizialmente, quando si è parlato di creare un app per il tracciamento dei contagi, l’idea che ne ha avuto l’uomo della strata è stata quella del software sviluppato in sud Corea “Corona 100m”, che traccia tutti gli spostamenti di un individuo  e che non garantisce un livello di privacy adeguato agli standard europei.
Certo l’app Coreana ha dimostrato la sua efficacia nel prevenire la nascita di nuovi focolai, ma il prezzo da pagare è stato alto e nei paesi occidentali una simile soluzione risulta impensabile.
In Italia, da subito, le polemiche si sono focalizzate non tanto sul’utilità di una app ma su come questa avrebbe potuto garantire il rispetto della privacy degli utilizzatori  (sebbene questi stessi utenti, spesso e volentieri,  non si fanno alcuno scrupolo a pubblicare ogni sorta di dato personale sui social) e, in un mondo dove il complottismo è sempre più incalzante la promozione di un simile software e la rassicurazione, era la prima cosa da fare. Invece, fin dalla sua nascita, la comunicazione sull’app Immuni è stata sempre confusa e poco chiara partendo dalla gara di appalto per arrivare alle tecnologie utilizzate: l’azienda Bending Spoons che ha vinto l’appalto per la creazione dell’app fa infatti parte del consorzio europeo PEPP-PT.

 Il Pan-European Privacy-Preserving Proximity Tracing  è un progetto no profit che nasce con l’intenzione di assistere le varie nazioni che intendono sviluppare software per il tracciamento ed il contenimento di infezioni (non  solo il Covid-19) e fornire degli strumenti che consentono il tracciamento dei contagiati ed utilizzare dei metodi standard per l’interoperabilità dei dati, non solo all’interno dello stato che ne sviluppa il software ma, eventualmente, anche con altri stati, il tutto cercando di mantenere al massimo la privacy dell’utilizzatore. Il fatto che oltre a Bending Spoons anche altre grandi società multinazionali (come ad esempio vodafone) siano partner del consorzio e che il modello proposto sia, pur mantenendo la privacy,  centralizzato aveva dato adito a molti dubbi sull’effettiva sicurezza dei dati trattati.
Ad aprile Bending Spoons decide di abbandonare il progetto PEPP-PT per lo sviluppo dell’app Immuni a favore del modello decentralizzato proposto da Google ed Apple e questo cambiamento di rotta, contestualmente al fatto che non ci si appoggia più ad una idea no-profit  ma ad un progetto di due colossi privati della new economy ha fatto aumentare le voci  in rete sulla sicurezza dei dati trattati ed il loro anonimanto, sebbene l’idea di Google e Apple si basa su di un modello decentralizzato e più rispettoso della privacy, dove la corrispondenza tra i contatti si svolge sui telefoni dei singoli utilizzatori,  anziché su di un server centrale.
Il 15 giugno 2020, dopo un periodo di sperimentazione in diverse regioni e uno strascico di polemiche, l’app Immuni viene immessa negli app store di Google e Apple con la speranza che almeno il 60% della popolazione italiana la scarichi e la utilizzi affinché sia funzionale al suo scopo. Purtroppo a quasi tre mesi dalla sua uscita solamente uno smartphone su sette, ovvero circa il 14% della popolazione italiana, ha scaricato l’app. Dati decisamente poco incoraggianti e che rischiano di trasformare l’idea in un flop.

Ma perché così poche persone hanno deciso ti utilizzare Immuni?
Sicuramente, come abbiamo detto, la poca informazione ed alcuni errori fatti in buona fede sulla spiegazione del funzionamento dell’App sono stati tra i responsabili di questo flop.
Immuni utilizza per il tracciamento dei contatti avuti la tecnologia Bluetooth Low Energy che, a differenza del bluetooth classico, è progettato per fornire un consumo energetico notevolmente inferiore. Questa tecnologia consente alle app che lo utilizzano di comunicare con dispositivi bluetooth low energy che hanno requisiti di alimentazione più rigidi quali smartwhatch, sensori biometrici, dispositivi per il fitness, eccetera.

Attraverso il bluetooth Immuni rileva il contatto tra due telefoni se avviene a meno di un metro e per un periodo superiore a 15 minuti (le specifiche della distanza e del tempo sono state fornite allo sviluppatore dell’app dal ministero della salute). Ogni telefono che ha installato l’app genera una stringa alfanumerica anonima, una sorta di ID, che viene scambiata con gli altri telefoni se si supera la distanza ed il tempo predefinito. Nel momento in cui una persona si ammala invia il codice al server centrale che smista la lista con le stringhe dell’ identificativi contagiati a tutti i telefoni della rete. A questo punto i singoli smartphone, tramite l’app Immuni hanno il compito di calcolare, per ogni identificativo, il rischio di esposizione all'infezione sulla base di parametri come la vicinanza fisica e il tempo,  generando una lista degli utenti più a rischio.
Niente geolocalizzazione quindi (come invece accade per l’app Sud Coreana) e nessun pericolo di trasmettere dati sensibili o che permettano di risalire ad un singolo utente, dato che il server centrale non è mai a conoscenza degli incontri intercorsi tra gli utenti, ne di chi essi siano.
Per rassicurare gli utenti, inoltre, Bending Spoons ha deciso di pubblicare sulla piattaforma GitHub i codici sorgenti dell’app sia per quanto riguarda il tracciamento dei contatti che l’elaborazione, in modo da rendere tutto il più trasparente possibile.

Purtroppo, come spesso succede, i progetti che sulla carta sembrano perfetti si devono scontrare con la realtà: se è vero che l’app Immuni non utilizza il GPS del telefono per tracciare gli spostamenti dell’utente sulla piattaforma Android, dalla versione 6 (che è quella minima richiesta), per poter per accedere agli identificatori hardware dei dispositivi esterni nelle vicinanze tramite scansioni Bluetooth o scansioni Wi-Fi, le app devono disporre delle autorizzazioni ACCESS_FINE_LOCATION o ACCESS_COARSE_LOCATION e quindi attivare il sistema di posizionamento globale. 
La notizia diffusa dai giornali presso l’utente comune (gli sviluppatori software ne erano già al corrente) di questa necessità da parte del sistema Android ha portato molti utenti a dubitare sulla reale protezione della privacy da parte di Immuni.

La nuova campagna di marketing lanciata dal ministero della salute e che utilizza i classici canali televisivi e volti noti dello show business, ha lo scopo di convincere il maggior numero di italiani a scaricare e utilizzare immuni visto che, ad oggi, sebbene Immuni non sia stata scaricata da un numero sufficiente di utenti dal 13 luglio sono state inviate 809 notifiche agli utenti che hanno la utilizzano e bloccando almeno quattro potenziali focolai.
Purtroppo questo tipo di marketing potrebbe non essere sufficiente: noi italiani siamo un popolo complicato e, come con le mascherine, fino a quando non sono state rese obbligatorie,  molti si sono sempre rifiutati di utilizzarle.  Purtroppo per l’app non è così facile e obbligare gli utenti a scaricarla, anzi aumenterebbe i malcontenti in quella parte della popolazione che viene definita “complottista”.
L’approccio migliore sarebbe creare una situazione simile a quella che negli anni si è sviluppata con i social network come Instagram o Facebook: “…non li uso, ma tutti i miei amici li usano, così mi vedo costretto ad utilizzarli anch’io per non essere digitalmente escluso dal gruppo.”. Ecco che a quel punto tutti i dubbi sulla privacy andrebbero a sparire visto che la maggior parte di chi critica Immuni non ha alcuna remora a pubblicare sui social network dati anche sensibili.
Certo la privacy al 100% non è e non sarà mai garantita, se si legge la guida per sviluppatori google nella sezione bluetooth-le si legge: “Caution: When a user pairs their device with another device using BLE, the data that's communicated between the two devices is accessible to all apps on the user's device”; così accade che come per il GPS anche per i dati trasmessi tra dispositivi è vero che l’app  non va a utilizzare i dati del sensore ma altre app potrebbero e, se disabilito il bluetooth o il GPS, Immuni diventa inutile.
Bisogna quindi decidere se rinunciare ad un pizzico di privacy e paure per essere più protetti o tenersi la privacy ma avere un maggior rischio di ammalarsi.


Bibliografia:


https://developer.android.com/guide/topics/connectivity/bluetooth-le
(Ultima consultazione settembre 2020)

https://developer.android.com/about/versions/marshmallow/android-6.0-changes.html#behavior-hardware-id
(Ultima consultazione settembre 2020)

https://www.immuni.italia.it/
(Ultima consultazione settembre 2020)

http://www.salute.gov.it/
(Ultima consultazione settembre 2020)

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