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I Chatbot non sono Skynet

I chatbot sono programmi che simulano la conversazione tra una macchina ed un essere umano. Sono spesso utilizzati per il test di Touring (vedi è stato superato il test di Turing?) ma anche per interfacciarsi con gli utenti come nel caso di Siri o Cortana.
La storia dei chatbot ha origine nel 1966 quando Joseph Weizenbaum scrive Eliza, un programma che simula un terapeuta Rogersiano rispondendo al paziente con domande ottenute dalla riformulazione delle affermazioni del paziente stesso. Se ad esempio l’utente scriveva: ”Mi fa male la testa” Eliza rispondeva “Perché dici che ti fa male la testa?” e così per un numero invinito di volte.
Per chi fosse interessato a questo programma oggi una versione di ELIZA incorporata come easter egg nell'editor Emacs o si trovano diversi sorgenti anche su internet che ne spiegano il funzionamento.

Oggi i chatbot trovano applicazione pratica in diversi campi: oltre che come assistenti virtuali (siri e Cortana) sono usati per il customer care aziendale (Royal Bank of Scotland in partnership con IBM), per guidare l’acquisto online e alla fruizione dei contenuti (-800-Flowers.com che pare sia stata la prima azienda in assoluto a usarne uno), per aiutare l’utente (i nuovi chatbot di Skype), oppure i chatbot che sta sviluppando Facebook che hanno come scopo lo sviluppo di un software in grado di negoziare con altri bot oppure con le persone, “per raggiungere una decisione o un fine comune”.

Alcuni giornali, poco informati o alla ricerca di visibilità hanno pubblicato a fine luglio titoloni allarmistici riguardo due chatbot che sarebbero stati disattivati dopo che hanno creato una loro lingua per dialogare, richiamando alla mente il famigerato skynet di Terminator o il Master Control Program di Tron. 
Nulla di più sbagliato!
Appurato che i chatbot sono programmi che simulano l’IA, i due chatbot di Facebook Bob e Alice  hanno dimostrato tutto il loro potenziale sviluppando un linguaggio senza bisogno di nessun input umano.
Queste chatbot (dialog agents) sono state lasciate libere di conversare nel tentativo di rafforzare le proprie abilità comunicative e, a poco a poco, hanno modificando l’inglese fino a creare qualcosa di nuovo. 
I ricercatori di Facebook a questo punto hanno spento le macchine non perché si sono spaventati, ma perché si sono accorti di non aver dato loro le giuste regole, ovvero hanno “detto” ai due chatbot i comportamenti da adottare e gli obiettivi da raggiungere, ma non quale lingua usare.
I chatbot avrebbero dovuto imparare dialogando con gli esseri umani, ma avendo entrambi un interlocutore virtuale sono andati avanti imparando l’uno/a dall’altro/a dalla precedente converssazione sviluppando un loro linguaggio. Il motivo per cui è stato interrotto l’esperimento è che i due chatbot parlavano tra di loro ma nessuno capiva cosa divevano, forse nemmeno loro.
Ecco la conversazione tra i due:

Bob: i can i i everything else . . . . . . . . . . . . . . 
Alice: balls have zero to me to me to me to me to me to me to me to me to 
Bob: you i everything else . . . . . . . . . . . . . . 
Alice: balls have a ball to me to me to me to me to me to me to me 
Bob: i i can i i i everything else . . . . . . . . . . . . . . 
Alice: balls have a ball to me to me to me to me to me to me to me 
Bob: i . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 
Alice: balls have zero to me to me to me to me to me to me to me to me to 
Bob: you i i i i i everything else . . . . . . . . . . . . . . 
Alice: balls have 0 to me to me to me to me to me to me to me to me to 
Bob: you i i i everything else . . . . . . . . . . . . . . 
Alice: balls have zero to me to me to me to me to me to me to me to me to

Dhruv Batra, professore alla Georgia Tech e ricercatore al Facebook Ai Research (Fair), responsabile dell'esperimento, scrive nella sua pagina di Facebook che quella di alcuni media è stata “Una copertura irresponsabile e basata sull’inseguire facili click”.
L’abilità comunicativa, infatti, non è l’unica prerogativa affinchè l'intelligenza artificiale diventi davvero funzionale, è necessario che si avvicini il più possibile a quella umana.
Sul web e sui media è andato in onda uno “scontro” tra scienza e fantascienza e tra ricercatori e giornalisti… dove sembrano aver vinto questi ultimi.

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* Sezione indipendente con grafica non aggiornata
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