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Curiosità:Curve isofoniche


Sono le curve che descrivono in che modo i suoni vengono percepiti avendo lo stesso ‘volume’ sonoro, al cambiare della loro frequenza e intensità.
Sono rappresentate in un grafico specifico che ha sulle assi delle x la frequenza in Hertz, sull’asse delle y la pressione sonora in dB ‘puri’ non modificati dalla "scala A" e diverse curve, una per ogni ‘volume’ sonoro percepito, misurato in ‘phon’.
Sono grafici molto importanti che permettono di avere un riferimento su come l'orecchio umano reagisca alle diverse frequenze. Sono state ricavate elaborando i dati su un campione statistico sottoposto ad una serie suoni prodotti in una camera anecoica. Tale camera viene disegnata con lo scopo di ridurre al minimo le riflessioni sulle pareti in modo che l'ascoltatore sia raggiunto unicamente dal segnale diretto. Le curve indicano come l'orecchio umano reagisca diversamente alle varie frequenze in termini di intensità sonora percepita. Supponiamo di avere una sorgente sonora in grado di generare onde sinusoidali con frequenza variabile e ampiezza costante. Fissando l'ampiezza per esempio a 80 dBspl noteremmo che un ascoltatore percepisce le basse frequenze come aventi un volume molto basso e man mano che frequenza viene aumentata avrebbe la percezione che anche il volume aumenta (mentre la pressione sonora realmente generata è sempre di 80 dBspl). Questo comportamento si spiega con il fatto che l'orecchio umano ha una percezione diversa dell'intensità sonora al variare della frequenza. Le curve isofoniche sono dette tali in quanto indicano il valore di dBspl necessario per percepire un suono sempre allo stesso volume lungo ogni curva. La frequenza di riferimento per ogni curva è 1KHz e a tale frequenza, il valore di dBspl è pari al valore che identifica una particolare curva e che prende il nome di phon. Per esempio la curva isofonica a 40 phon è quella che a 1 KHz ha un'ampiezza di 40 dBspl. 
Prendiamo per esempio la curva da 80 phon e seguiamola dalle basse verso le alte frequenze. Vediamo che a 20 Hz è necessario produrre una pressione sonora di 118 dBspl e questo ci mostra come l'orecchio umano abbia una minore sensibilità alle basse frequenze. Scorrendo la curva verso le alte frequenze vediamo che affinché l'orecchio percepisca sempre la stessa intensità sonora sono necessari livelli di pressione sonora più bassi. A 1KHz incontriamo il valore di riferimento della curva isofonica che stiamo considerando, dunque 80 dBspl. Oltre questo valore vediamo che la curva ha un minimo in corrispondenza dei 3KHz e vediamo come affinché l'orecchio percepisca sempre la stessa pressione sonora, la frequenza di 3 KHz deve generare 70 dBspl. Confrontando questo valore con quello a 20 Hz notiamo una differenza di circa 50 dBspl in meno, è una differenza enorme. Questo valore di minimo dipende dal fatto che la frequenza di risonanza del canale uditivo è di circa 3 KHz e dunque tale frequenza viene percepita già a bassi valori di dBspl. Oltre i 3 KHz la curva risale mostrando il livello di dBspl necessario per avere la stessa percezione di volume alle alte frequenze. Le curve vengono mostrate per diversi valori di phon in quanto il comportamento dell'orecchio varia ai diversi valori della pressione sonora. Notiamo come per elevati valori della pressione sonora, l'andamento delle curve isofoniche è quasi piatto.
La curva isofonica più bassa di tutte viene denominata soglia di udibilità e indica la più piccola variazione di pressione che l'orecchio è in grado di individuare alle diverse frequenze. Ricordiamo che queste curve sono ottenute elaborando dati statistici e dunque che i valori che stiamo considerando possono avere differenze anche notevoli da individuo a individuo. 

Curve isofoniche

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* Sezione indipendente con grafica non aggiornata
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Bufale online

Parlare o scrivere con l'intento di informare è un atto di responsabilità.
Grazie all'uso del web per diffondere messaggi è esplosa la produzione di contenuti in quanto comunicare è diventato più facile e veloce. Basti pensare che sono state prodotte più informazioni negli ultimi trent'anni rispetto che agli ultimi 5000. Ma quante tra queste informazioni sono utili allo sviluppo della società?
Tra i rischi presentati nel rapporto "Global risks 2013", uno dei primi rischi che viene presentato come tale è la "digital wildfires" (la pubblicazione di false informazioni o fuorvianti).
Internet è piena di cretini, truffatori e pseudoscienziati che senza alcuna conoscenza specifica, o addirittura alcuna conoscenza, diffondono bufale, spacciandole come verità assolute frutto di una ricerca indipendente e si credono custodi di un segreto che pochi conoscono.
Contro i questi cretini l'unica salvezza è avere un minimo di conoscenze, per cui studiare e leggere (testi specifici sull'argomento scritti da università, centri di ricerca o pubblicazioni scientifiche) e ci si vacinerà da bufale e pseudoscienze, altrimenti si continuerò a crede ai ciarlatani o alle bufale solo perché sembrano convincenti.
Da un punto di vista culturale le bufale rappresentano una sconfitta per tutta la società: se così tante persone ci cascano è evidente che manca la cultura, la capacità di critica e di analisi basilare e questo porta, inevitabilmente ad una perdita di fiducia in internet come mezzo di informazione e cultura.
Infine vi siete mai chiesti perché si chiamano bufale?
Secondo l'accademia della Crusca, deriva da "menare per il naso come una bufala", cioè prendere l'interlocutore per il naso e portarlo in giro come si fa coi buoi, dato che è questo in fin dei conti che succede: si viene presi per il naso da degli idioti da delle menti a volte inferiori alle nostre.
..Leggi
 
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